
“Chi ha paura di Virgina woolf”
di Edward Albee
Regia Lorenzo Loris
“Chi ha paura di Virginia Wolf?” è una canzoncina che George e Martha, sua moglie, canticchiano evocando il “lupo cattivo” presente nella loro esistenza. George, professore di storia e Martha, figlia del preside dell’università, una notte, rientrando a casa da una festa ricevono una coppi più giovane: Nick professore di biologia e sua moglie Honey. L’azione si svolge nella casa di George e Martha, in una sola notte, un vero e proprio “jeu de massacre” che travolge i personaggi. Come in un rituale, questa notte diviene strumento di derisione, di scherzi sadici, di giochi crudeli, di scoperti tradimenti, ma anche di liberazione e di autenticità.
L’ora tarda e i fumi dell’alcool inquinano le relazioni dei quattro che si addentrano in una specie di “gioco delle verità”. Martha accusa George di ssere un fallito, George accusa Martha di essere una bambina viziata.lasciati soli dalla precipitosa fuga dei loro ospiti, si ritrovano a piangere sul cadavere di un figlio immaginario.
La casa degli Washington -questo è l’emblematico cognome dei due protagonisti- si trasforma in un luogo funesto (una sorta di casa delle streghe) in cui i personaggi vengono posseduti da una forza infernale che li mette a confronto con le loro mediocrità.
Quella notte, Martha e George vanno a far visita al demonio, come volessero constatare se è davvero così cattivo come si dice.
Chi ha paura di Virgina Wolf?, mette in mostra, scarnifica, il volto pulito, per bene, “normale” dei rapporti di coppia. Grazie alla normalità dei personaggi l’azione si concentra sulla “normalità dell’odio, della trasgressione, dell’angoscia, della violenza. E gli spettatori finiscono per trovarsi davanti a uno specchio che riflette i loro vizi e i loro comportamenti.

“La Scuola delle Mogli”
di Molière
Regia di Guglielmo Ferro
Una commedia con un meccanismo comico perfetto che mantiene intatto il fascino elegante di una macchina teatrale molto curata e rifinita.
Attraverso una rilettura in siciliano, attenta a non intaccare la struttura della commedia, i personaggi acquistano una nuova linfa che si inserisce nel solco che la grande tradizione teatrale siciliana ha percorso anche attraversala traduzione di un dialetto di classici dei più grandi drammaturghi di ogni tempo.
Un mondo sicuramente a misura di un interprete come Enrico Guarneri che attraverso una vis comica forte ed energica fa rivivere con slancio il personaggio di Arnolfo.
Una scuola delle mogli mediterranea che condivide un meccanismo che qui ripercorre l’improbabile e claustrale educazione che l’anziano Arnolfo pretende di imporre all’adolescente che intende sposare, per garantirsene la fedeltà.
Si tratta infatti, oltre che di una traduzione, di una riscrittura ottenuta adoperando i modi di dire e di fare isolani. Il risultato è un testo estremamente efficace che, mantenendo intatta la sua struttura drammaturgia, restituisce il sapore e il colore della commedia originale.
Riprendere oggi il capolavoro di Molière è sicuramente un modo per riproporre al pubblico uno spettacolo che riunisce in sé sia l’idea del repertorio classico, sia la forza espressiva dell’estro siciliano, oggi perfettamente incarnato da Enrico Guarneri.