Produzioni

 

SPETTACOLI DISPONIBILI PER LA DISTRIBUZIONE

STAGIONE TEATRALE 2011/12

“Chi ha paura di Virgina woolf”
di Edward Albee
Regia Lorenzo Loris

“Chi ha paura di Virginia Wolf?” è una canzoncina che George e Martha, sua moglie, canticchiano evocando il “lupo cattivo” presente nella loro esistenza. George, professore di storia e Martha, figlia del preside dell’università, una notte, rientrando a casa da una festa ricevono una coppi più giovane: Nick professore di biologia e sua moglie Honey. L’azione si svolge nella casa di George e Martha, in una sola notte, un vero e proprio “jeu de massacre” che travolge i personaggi. Come in un rituale, questa notte diviene strumento di derisione, di scherzi sadici, di giochi crudeli, di scoperti tradimenti, ma anche di liberazione e di autenticità.

L’ora tarda e i fumi dell’alcool inquinano le relazioni dei quattro che si addentrano in una specie di “gioco delle verità”. Martha accusa George di ssere un fallito, George accusa Martha di essere una bambina viziata.lasciati soli dalla precipitosa fuga dei loro ospiti, si ritrovano a piangere sul cadavere di un figlio immaginario.

La casa degli Washington -questo è l’emblematico cognome dei due protagonisti- si trasforma in un luogo funesto (una sorta di casa delle streghe) in cui i personaggi vengono posseduti da una forza infernale che li mette a confronto con le loro mediocrità.

Quella notte, Martha e George vanno a far visita al demonio, come volessero constatare se è davvero così cattivo come si dice.

Chi ha paura di Virgina Wolf?, mette in mostra, scarnifica, il volto pulito, per bene, “normale” dei rapporti di coppia. Grazie alla normalità dei personaggi l’azione si concentra sulla “normalità dell’odio, della trasgressione, dell’angoscia, della violenza. E gli spettatori finiscono per trovarsi davanti a uno specchio che riflette i loro vizi e i loro comportamenti.

“La Scuola delle Mogli”
di Molière
Regia di Guglielmo Ferro

Una commedia con un meccanismo comico perfetto che mantiene intatto il fascino elegante di una macchina teatrale molto curata e rifinita.

Attraverso una rilettura in siciliano, attenta a non intaccare la struttura della commedia, i personaggi acquistano una nuova linfa che si inserisce nel solco che la grande tradizione teatrale siciliana ha percorso anche attraversala traduzione di un dialetto di classici dei più grandi drammaturghi di ogni tempo.

Un mondo sicuramente a misura di un interprete come Enrico Guarneri che attraverso una vis comica forte ed energica fa rivivere con slancio il personaggio di Arnolfo.

Una scuola delle mogli mediterranea che condivide un meccanismo che qui ripercorre l’improbabile e claustrale educazione che l’anziano Arnolfo pretende di imporre all’adolescente che intende sposare, per garantirsene la fedeltà.

Si tratta infatti, oltre che di una traduzione, di una riscrittura ottenuta adoperando i modi di dire e di fare isolani. Il risultato è un testo estremamente efficace che, mantenendo intatta la sua struttura drammaturgia, restituisce il sapore e il colore della commedia originale.

Riprendere oggi il capolavoro di Molière è sicuramente un modo per riproporre al pubblico uno spettacolo che riunisce in sé sia l’idea del repertorio classico, sia la forza espressiva dell’estro siciliano, oggi perfettamente incarnato da Enrico Guarneri.

MUSICAL

GIAN LUCA TERRANOVA e SABRINA PICCI

in "L'AMORE IMPOSSIBILE"

Liberamente ispirato a la Baronessa di Carini
di Gian Luca Terranova e Maria Teresa augugliaro - Regia di Antonello Capodici

Il Musical con le musiche di Gianluca Terranova, è un’opera originale liberamente ispirata ad un episodio storico siciliano ben conosciuto in Italia, grazie al successo dello sceneggiato televisivo diretto da Daniele D’Anza ed interpretato da Ugo Pagliai e Janet Agren nel 1975: La baronessa di Carini.

E’ una storia di amore e di morte, ambientata nella Palermo del Rinascimento; si tratta di un impegno artistico e produttivo davvero rilevante, riteniamo che proporlo in una veste nuova con la struttura del musical rappresenti un’operazione interessante. Il tema è quello della donna punita per l’adulterio, in un momento storico (1563) in cui il rigorismo della corte spagnola imperversava in Sicilia, e il concetto del feudo era radicato nella nobiltà siciliana.

Ma sarebbe solo, raccontare ciò che è già stato raccontato se la riscrittura dell’autore e la trasposizione a Musical non facessero il restyling di una storia già conosciuta, modernizzandola, ed esaltando l’amore puro e romantico che continua nel tempo e non si esaurisce, non più l’adulterio quindi ma l’amore.

Nel Musical si mette in luce Palermo, con elementi tratti dalla storia e dal folklore, quali la magia, le processioni, i mercati etc., tutti elementi di una Sicilia degna di essere mostrata e ricordata. Indimenticabili strofe musicate e cantate dai cantastorie, hanno tramandato brevi ma significativi momenti della tragica fine della bella signora di Carini, il popolo la piange, …da Palermo a ….Siracusa, proprio ad indicare la fama della baronessa in tutta la Sicilia. Ma ciò che è rimasto impresso nella memoria storica e leggendaria, è la traccia di una fantomatica mano insanguinata, tra le mura del famoso castello di Carini, dimora della famiglia. Le strofe tramandate e l’impronta della mano insanguinata hanno consentito la perpetrazione della storia di Carini.

Il Musical è liberamente ispirato alla storia della  Baronessa di Carini, si svolge interamente a Palermo, (tranne l’uccisione della Baronessa nel castello di Carini) con la famiglia di Don Cesare Lanza di Trabia Pretore di Palermo, figura corrispondente al Sindaco della città, e con i quadri più belli della Palermo di allora: i mercati, la processione dei ceri, i giochi della balestra di piazza Marina, e tutti gli aspetti storici e culturali di una città, piena di tradizioni e di folklore, centro della vita sociale palermitana in quel momento storico di forte presenza della corte spagnola. 

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FOTO DI SCENA MUSICAL "NEL NOME DELL'AMORE" 

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