I Fratelli De Filippo
Tratto dal libro “Vita di Eduardo”
Dal 06 Novembre al 15 Novembre
Note di regia
Sono tante le ragioni che impongono di raccontare e ricordare la storia dei fratelli De Filippo, e farlo a teatro significa farlo dentro il sacco amniotico che li ha nutriti, a cui negli anni hanno dedicato tutte le loro energie, e che ha dato senso alle loro vite. Eduardo, Titina e Peppino, in diversa misura e per ragioni differenti, sono impressi nell’immaginario collettivo del nostro Paese. Ma prima di diventare quei ‘monumenti’ che conosciamo, i tre fratelli erano semplicemente tre giovani uniti dalla passione per la scena, un trio. Dal 1931 al ’44, sotto il nome di Compagnia del Teatro Umoristico I De Filippo, la formazione ha furoreggiato su tutti i palcoscenici, dal Nord al Sud d’Italia, imponendo tre grandissimi attori e un nuovo modo di concepire il teatro. Con i De Filippo, gli argomenti portati in scena superano la tradizione del teatro napoletano legato alla farsa, per intraprendere una strada più realistica, attinta dalla vita di tutti i giorni. Gli anni a cavallo delle due guerre sono anni difficili, di trasformazione, di miseria e repressione. Ciononostante, il nuovo corso intrapreso dai De Filippo, più problematico e amaro, non spaventa il pubblico, anzi: la ditta riscuote un clamoroso successo. I De Filippo modificano il gusto delle platee, fino a penetrare nelle maglie più profonde della società. Ma dietro questa “rivoluzione”, questo originale progetto culturale, ci sono tre artisti che prima di tutto sono tre fratelli, con tre individualità differenti e una famiglia difficile alle spalle. Ed è proprio la famiglia il nucleo centrale della loro storia, perché è lì che si annidano le problematicità dei De Filippo, nonché i “motivi” della loro arte e i germi della loro separazione. All’inizio del Novecento, Titina, Eduardo e Peppino crescono in un ambiente molto particolare. I primi anni della fanciullezza li trascorrono divisi, perché Peppino è affidato a una balia in campagna. Titina ed Eduardo, invece, vivono a Napoli, in un contesto piuttosto borghese, all’interno del quale sarà difficile poi per Peppino, cresciuto fino ai cinque anni all’aria aperta, tra galline coniglie e maiali, integrarsi senza che questo non lasci ferite. La più profonda riguarda la figura del padre, che nella famiglia De Filippo è assente, anzi, è mascherato. Si nasconde sotto i panni di uno zio ricco e famoso: il grande attore e drammaturgo Eduardo Scarpetta. Zio Scarpetta, che con premura e dedizione si occupa delle sorti della cara nipote Luisa, sola e con tre figli da mantenere, è nei fatti un padre padrone che esercita il proprio controllo su una famiglia mai riconosciuta. La figura di quest’uomo è decisiva nella vita dei tre De Filippo. Scarpetta è un uomo di successo, un idolo per il suo pubblico vastissimo, in un’epoca precedente al cinema, in cui è soprattutto nei teatri che si forma l’immaginario collettivo. E poi è un uomo di potere che, con i successi inanellati dalle sue commedie, ha accumulato una tale ricchezza da potersi permettere tutto. In una società in cui è lecito affermare la propria virilità anche attraverso una seconda famiglia, Scarpetta ne ha una terza e una quarta. Il suo è un vero califfato, la cui prima regola è la spartizione netta tra la famiglia riconosciuta, quella di serie A – e quindi gli Scarpetta – e tutto ciò a cui lui non dà il nome che: figli, amanti, nipoti. Si tratta di una discriminazione che genera nei tre De Filippo una sofferenza, una continua frustrazione. Ma anche un sogno di rivalsa, che avrà come scenario il luogo in cui Scarpetta utilizza tutti i componenti della sua poliedrica famiglia: il teatro. Anche in palcoscenico, come nella vita privata, Scarpetta fa differenze: abbandonate le scene, affida la sua Compagnia a suo figlio Vincenzino, che scrittura i suoi fratellastri Eduardo, Titina e Peppino con ruoli di secondo piano e solo saltuariamente. L’effetto di questa emarginazione produce nei De Filippo un sentimento di competizione, ma proprio per questo di applicazione, di perfezionamento, di crescita. Va aggiunto il talento dei tre fratelli. Un risvolto beffardo che Scarpetta non ha messo in conto è che ad aver ereditato la sua grandezza e carisma non sono i suoi figli legittimi, bensì gli ultimi del suo tentacolare clan: i De Filippo. Quando, alla morte di Scarpetta, dell’enorme eredità nulla finisce alla famiglia De Filippo, per i tre fratelli stringersi intorno alla madre, disillusa e abbandonata, e fare gruppo è un sentimento che sgorga naturale. Un sentimento di coesione familiare che si traduce in un progetto artistico. Nasce così la Compagnia del Teatro Umoristico I De Filippo, che, nello svolgersi della sua avventura, sorpassa la compagnia Scarpetta, fino a oscurarne addirittura il nome – proprio quel nome negato all’origine. Il successo del trio è solido e travolgente, ma le problematiche di ciascuno ne minacciano la stabilità continuamente. I diversi caratteri, le ferite dell’infanzia, gli incontri che ognuno ha fatto separatamente, i diversi progetti di vita e di carriera covati in segreto, sommati alle complicazioni di legami familiari troppo stretti, producono una fibrillazione continua. È la madre, Luisa, ad adoperarsi affinché i suoi figli non entrino in conflitto e, venuto meno Scarpetta, a conquistare il centro della famiglia, diventando il vero anello di congiunzione dei tre. Li incoraggia, smussa le loro asperità , alimenta la fiducia e le ambizioni di ciascuno. Poi c’è la guerra. La Seconda guerra. Lo spirito che accomuna la gente è quello dell’unità e del mutuo soccorso, e anche i De Filippo trovano, nella tragedia che investe l’intera popolazione, la coesione necessaria a restare insieme. Diventano una delle tante famiglie italiane che in quegli anni devono affrontare stenti, sofferenze, incertezze. Ma all’indomani di quella stagione, con la morte di Luisa e la fine del conflitto, tutti gli elementi disgreganti accumulati sotto traccia fino a quel momento traboccano, fino a far esplodere il trio. All’inizio del ’45 l’Italia è un Paese da ricostruire. Se ne farà carico il suo popolo, reso più maturo da un’esperienza drammatica e devastante. Anche i fratelli De Filippo dovranno affrontare i giorni della ricostruzione, ripartendo dalle proprie macerie. Ma questa volta lo faranno separatamente, ognuno per la propria strada, verso un nuovo capitolo della vita.
È un grande racconto popolare, la storia di questi tre fratelli, e per questo contiene al suo interno generi diversi.
È un racconto psicologico: tre persone ferite negli anni della formazione da un marchio ritenuto indelebile e dai complessi rapporti intrafamiliari che ne scaturiscono. È un racconto morale: un riscatto è offerto a tutti, ma va coraggio. È la storia di una rivoluzione: di come tre artisti, animati dall’ardore della giovinezza e dalla voglia di rinnovamento, cambiarono il corso del teatro. Ma è anche l’epopea di una famiglia italiana, che con tenacia e dignità percorre un momento cruciale della storia del Paese senza mai arrendersi e, nel solco del costume del suo popolo, si rimbocca le maniche e con ingegno e creatività si costruisce un nuovo futuro. Senza mai perdere la capacità di sorridere della vita e delle sue miserie, proprio come sa fare Napoli, terra madre dei De Filippo.
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venerdì 06 Novembre 2026
ore 21:15
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sabato 07 Novembre 2026
ore 17:15
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domenica 08 Novembre 2026
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mercoledì 11 Novembre 2026
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giovedì 12 Novembre 2026
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venerdì 13 Novembre 2026
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sabato 14 Novembre 2026
ore 17:15
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sabato 14 Novembre 2026
ore 21:15
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domenica 15 Novembre 2026
ore 17:15
I FRATELLI DE FILIPPO
Tratto dal libro “Vita di Eduardo”
di Maurizio Giammusso
di Carla Cavalluzzi, Angelo Pasquini,
Sergio Rubini
regia di Sergio Rubini
con Sergio Rubini
e con Mario Autore Anna Ferraioli
Ravel Susy Del Giudic
Produzione Best Live
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